Maggiore Gábor Steer

LA PRIMA GUERRA MONDIALE: IL FRONTE ITALIANO  

Per Dominika e Levente

Tutto é successo durante la prima guerra mondiale, che allora non era chiamata cosí da nessuno. Anche molto tempo piú tardi dei patti di pace di Parigi veniva menzionata come „la grande guerra” quella terribile distruzione e strage che succedeva ai fronti di Europa fra 1914 e 1918. Hanno cominciato a chiamarla „prima” quando era giá scoppiata la „seconda”. I corpi d’armata ungheresi nel 1915 si sono spostati dal fronte di Serbia a quello d’Italia, siccome l’Italia nel 1915 ha mandato la dichiarazione di guerra agli Imperi Centrali. Si é formato un nuovo metodo della guerra, ormai non erano le battaglie a decidere, chi vince o chi perde, ma si é formata la guerra di posizione, di trincea e la lotta é diventata infinita, la guerra dei nervi. La guerra di posizione veniva lottata nelle trincee, con shrapnel, con gas di battaglia, con le granate. L’eroismo non veniva misurato nei combattimenti corpo a corpo /nelle zuffe/, il nemico non va colpito con la spada, anche i cavalli hanno ruolo piuttosto nei trasporti. La guerra é diventata grigia, perché non c’erano piú uniformi colorati e ornati, colbacchi, cavalli dalla crine luminosa – ma si camminava in cappotti di panno /feltro/ dal colore grigio-marrone, in barretti che non davano nessuna difesa, si camminava in polvere e fango e la lotta non finiva mai – si aveva freddo, si era bagnati, si aveva sete, il cibo era non mangiabile, e trincee, cosí via, infinitamente.

La carriera militare di Gábor Steer passava senza azioni fino allo scoppio della guerra, da 1897 fino a 1900 faceva servizio a Marosvásárhely, da 1904 a Debrecen. Ha cominciato il servizio di guerra nel 1914, in rango di capitano, i suoi superiori l’hanno mandato al fronte serbo dopo la dichiarazione di guerra. Era un affidabile ufficiale dell’esercito, in etá migliore, aveva buone qualifiche, gli si poteva affidare una compagnía, eseguiva l’ordine, si poteva essere sicuri che lui si sosteneva anche in situazioni straordinari, se era necessario, era capace di improvvisare, ad arrangiarsi, ed era capace a riportare i suoi soldati sani e salvi al punto di partenza, anche se la posizione strategica era sfavorevole. Gábor Steer si é distinto anche due volte durante il suo servizio militare. Prima volta hanno proposto di dargli una medaglia al merito nell’ottobre di 1914, quando era capitano del reggimento di fanteria reale ungherese nr.3, e per il suo comportamento eroico verso il nemico. La base di quest’avvenimento era una ferita non molto seria nei pressi di Zimony. Durante l’attacco nemico ha avuto uno sparo trascurabile alla caviglia sinistra, di cui prima non si occupava, ma dopo alcune ore la caviglia si é gonfiata talmente che non riusciva a mettersi sul piede sinistro e se n’era accorto con spavento di non riuscir a camminarci. Il chirurgo militare della compagnia ha proposto di portarlo all’ospedale, perché lui non poteva aiutarlo. Cosí l’avevano portato nell’ospedale militare di Újvidék /attualmente Novi Sad/, dove stava fino a 17 novembre 1914, e grazie alle cure assidue si era guarito. Il capitano non fu rimasto nell’ospedale ne un giorno di piú della guarigione, per riposarsi un po’, é tornato subito al suo corpo d’armata.

Nel 1915 continuó il suo servizio al fronte italiano, dove lo aspettavano compiti sempre piú seri. Qui ricevette la destinazione di comandante di battaglione. Durante un’operazione militare all’Isonzo, nel settembre 1916 ha compiuto un’operazione con la sua compagnia senza ordine superiore; hanno dovuto occupare una testa di ponte. Il capitano aveva buoni rapporti con i suoi soldati, che gli davano retta e gli obbedivano. I suoi superiori hanno presentato la candidatura per ulteriori medaglie, motivando questo con il comportamento eroico ed efficace nei confronti del nemico; cosí ha ricevuto l’ordine della Corona di ferro con le palme e spade, ma aveva ricevuto anche la Croce di guerra, che ha accettato fieramente nell’anno 1917.

Nella seconda metá di 1917 il capitano Gábor Steer s’interessava non soltanto del comportamento eroico verso il nemico, ma anche di altre cose. Il comando militare nei pressi di Gorizia teneva un ordine severo fra i soldati della formazione della difesa nazionale, ma gli ufficiali potevano andare liberamente nei locali di divertimento. Il capitano, come sí, come no, ha fatto conoscenza con una ragazza italiana, chiamata Giannina, proveniente da una famiglia numerosa. La ragazza passava per le strade sempre con qualche incarico, e non aveva ripugnanza a parlare con l’ufficiale in uniforme del nemico, se quello le parlava in italiano. La conoscenza della lingua italiana del capitano si limitava soltanto al salutare, ma questo fatto non disturbava Giannina, l’affetto reciproco aiutava a vincere le difficoltá linguistiche. Il servizio bellico affama l’uomo sano e, la giovane ragazza italiana era capace di affascinare l’ufficiale ungherese appena guarito dalla ferita. Questo rapporto non significava qualcosa proibita, ma piuttosto la via di salvezza. Dopo alcuni incontri Gábor Steer ha chiesto a Giannina Premru di sposarlo, e si sarebbe meravigliato se „gli avessero dato le pere” /cioé, se non avessero accettato la sua proposta/. Non l’hanno fatto cosí, l’ha ricevuta. E ha ricevuto anche il permesso dall’esercito, cosí poco dopo, il 29 dicembre 1917 si sono sposati nella cappella del vicino paesino pittoresco, Bischofslock. Il capitano aveva quasi compiuto 39 anni /salvo alcuni giorni/, Giannina non aveva ancora compiuto 19 anni. Nozze al fronte, non é un avvenimento che accade spesso, capita raramente. All’ufficiale, a cui qui é venuto in mente di mettere su famiglia, danno soltanto due settimane di ferie, durante questo tempo deve trovare un posto sicuro per la moglie e lui deve tornare alla sua formazione.

Dopo le nozze il capitano ha accopagnato a casa sua giovane moglie. Il Capodanno di 1918, la giovane coppia é arrivata a Debrecen - la cittá chiamata „civis”, cioé contadino-cittadino – dove in via Péterfia c’era la casa solida del „giovane” marito. I genitori non erano giá in vita ma, la casa era stabile e il personale faceva il suo dovere. Giannina Premru é diventata la signora di questa casa, era straniera, non parlava né una parola in ungherese, era giovane, quasi moglie bambina. E sapeva che suo marito – di vent’anni piú anziano di lei – sarebbe fra poco tornato al fronte e lei rimaneva qui, in quest’ambiente estranea. Le due settimane sono passate velocemente, i due giovani facevano visite, guardavano la cittá, e il marito – lo era da poco piú di quindici giorni – é tornato al fronte. Poco dopo il suo ritorno ha avuto una sorpresa piacevole, l’hanno chiamato al comando del reggimento per ricevere il suo nuovo grado. Durante la ferie l’hanno nominato reggente e, la nominazione l’ha potuta ricevere adesso, dopo il ritorno, dal colonello Lang. L’ha sorpreso la nominazione, gli sembrava cosi che il suo matrimonio ostacolasse la sua promozione, ecco é successo il contrario. E diventato maggiore, questo é un grado serio nell’esercito. Chissá, quanto dura ancora la guerra, quando puó tornare in via Péterfia numero 51, che puó chiamare doppiamente la sua casa, perché Giannina lo aspetta li.

L’anno 1918 significava disperate lotte per i soldati ungheresi, molti cadevano fra quelli che pensavano, fra poco sarebbe finito tutto, si preparavano al ritorno a casa, poi é venuto il proiettile, lo shrapnel, e alla fine l’annuncio per la famiglia, il figlio, il marito, il padre é morto eroicamente. Il maggiore Gábor Steer prendeva atto tristemente della perdita a catena dei suoi soldati, accoglieva i nuovi arrivati per sostituire i caduti, il suo grado maggiore non lo rendeva indifferente nei confronti della sofferenza, della morte senza senso dei suoi soldati.

Nel mese di maggio i graduati che stavano attenti alla rifornitura, hanno notato una notevole mancanza di munizione. Il completamento era possibile soltanto da casa cioé, dal deposito d’armi del paese (nostrano). Hanno chiesto riformento in telegramma al centro budapestino, e loro hanno mobilizzato il deposito dell’Ungheria del Sud. Alla fine hanno dato l’ordine al deposito ausiliario di Újvidék: devono trasportare grande quantitá di munizione in carri merci all’unitá (quadro) di Udine, e la munizione sarebbe distribuita da lí. L’organizzazione della logistica era abbastanza problematica; siccome gli uomini pronti ad entrare in campagna (cioé quelli che erano capaci di fare il servizio militare) erano tutti reclutati molto tempo prima; adesso chi possono trasportare, accompagnare la munizione sul carro merci? Allora hanno chiamato giovani civili dai riservisti che per qualche motivo familiare (per esempio l’unica persona con guadagno, sostenitore della famiglia) non erano arruolati al servizio militare ma, una volta si poteva chiamarli per un servizio di alcuni giorni. Cosí un giovane di 22 anni di Bács-Gyulafalva ha ricevuto l’annuncio. Lui viveva con i genitori e la sorella minore; ma i genitori allora non avevano guadagno, e la sorella frequentava l’istituto tecnico chiamato commerciale. Il giovanotto, di nome Mihály Fürstner non sapeva ancora, cosa fare, voleva continuare gli studi, come i fratelli maggiori e il fratello minore, ma non aveva accanimento, piúttosto si lasciava trascinare dagli avvanimenti. Anche se era privatista del liceo per anni, non si é diplomato /cioé, non ha dato gli esami di maturitá/ e come le cose stavano, non ci sarebbe riuscito nemmeno nel futuro. Sapeva che avrebbe dovuto imparare una professione, senza la quale non poteva andare avanti. Non era ancora chiaro, cosa sarebbe successo con i genitori indebitati e la sorella-studentessa. Durante questa esitazione ha ricevuto la chiamata, come riservista doveva trasportare munizione a Udine, avevano bisogno di lui per essere uno degli accompagnatori del trasporto. Mihály ha indossato l’uniforme ricevuto, gli stava cosí bene che é andato dal fotografo piú vicino e stando accanto a una colonna del laboratorio fotografico si é eternato cosí. Sulla foto di tono bruno si vede un giovanotto magro, dall’esistenza insicura, con la bocca aperta dalla meraviglia – il fotografo non gli ha detto di chiuderla.

Il trasporto é partito, verso fine maggio faceva giá caldo, negli stivaloni sudavano i piedi, nei panni pesanti sudavano i corpi. Il treno merci stava piú fermo che andava avanti verso Udine, stava fermo per ore sui binari esterni, doveva aspettare che i treni passeggieri lo scantonassero. Anche cosí il terzo giorno é arrivato alla destinazione. Intanto si poteva dormire soltanto alcune ore sui pagliericci nel vagone, neanche il cibo freddo due volte al giorno piaceva agli accompagnatori. Arrivando a Udine non vedevano l’ora di disimballare la munizione dai vagoni, perché con il disimballaggio é finito il servizio, sono potuti tornare a casa. Gli accompagnatori riservisti erano in otto, il loro capo pure riservista, ma in grado sottotenente; lui incriminiva di non essere accolti come deputazione Niente parata, niente schiamazzo, non si sentiva nemmeno un „grazie”; qui tutti fanno il loro dovere e lo aspettano dagli altri. Non hanno ricevuto un pranzo di gala, ma una carta d’abbonamento al pranzo, con la quale hanno ricevuto una porzione di cibo caldo alla cucina del reggimento con ripetizione. Riservista Fürstner ha mangiato il pranzo alla mensa ed é partito a cercare gli altri compagni, per saper quando potevano tornare. Allora ha incontrato un soldato malvestito, appena guarito dalla ferita, che gli offriva a comprare un paio di stivaloni di cuoio. Lui sicuramente non ne avrá piú bisogno, cosí lo vende a buon prezzo. Buon prezzo o no, Mihály ha pensato di portare a casa almeno qualcosa dal fronte italiano, e ha comprato gli stivali per trenta corone, e siccome erano allacciati con uno spago lo stivale destro e quello sinistro, li gettava sulla spalla, a tracolla, uno pendeva sul petto, l’altro sul dorso. Ha pensato di venderli a casa, questi stivali buoni sono adesso articoli ricercati.

Si doveva aspettare il treno con cui si poteva tornare. Non ha trovato i compagni con i quali era venuto qui, c’era terribile calca accanto ai binari, siccome adesso si aspettava treno passeggiero e non quello merci. Alla fine é arrivato sbuffando un convoglio, con carrozze in triste condizioni, erano legati anche alcuni vagoni merci. La gente e soldatesca che erano lí, hanno assalito le carrozze, urtavano e spingevano Mihály, da destra e da sinistra, lo spago che teneva gli stivali gli tagliava la spalla, ci volevano parecchi minuti per salire prima sui gradi e poi nell’interno della carrozza. Non c’era posto per sedersi ma in piedi si poteva stare. Anche qui lo stringevano, sentiva che qualcosa si era staccato, ma soltanto alla partenza del treno si é accorto del fatto, che gli stivaloni comprati poco tempo fa non erano sulle sue spalle, invano guardava intorno, gli stivali sono spariti e non ha visto la sua nuova acquisizione nemmeno nelle mani dei suoi vicini. Lo hanno liberato dal suo oggetto di valore abilmente, c’era una volta, ormai non c’é piú, che si puó fare. Mihály era triste per le corone pagate. Il viaggio di ritorno – per fortuna – é stato piú breve, all’alba del giorno successivo erano giá nei paesi nostrani. La sera sono arrivati a Újvidék, é dovuto presentarsi nell’ufficio dei riservisti, da lí arriva a casa con alcuni trasbordi. Gyulafalva non ha stazione ferroviaria, prenderá un carro con cavalli. Suo padre si arrabbierá per la sua goffaggine: gli hanno rubato gli stivali dalla spalla, che babbaleo!

Maggiore Steer é venuto a sapere al comando militare che fra poco serebbe arrivato un trasporto di munizioni a Udine e da lí avrebbero ricevuto il rifornimento. Adesso che é maggiore, puó muoversi un po’ piú liberamente, potrebbe anche andare a guardare, che munizione é arrivata, se c’é qualche macchina nuova, o soltanto il solito polvere da sparo, proiettili esplosivi che usavano anche finora. Udine si trova a 45 chilometri di distanza da Gorizia e il viaggio é abbastanza pericoloso. Voleva appena avvisare il colonello che sarebbe andato al comando di Udine, quando l’ordinanza gli ha detto che doveva essere presente all’apertura della posta, essendo lui l’ufficiale in servizio. Il maggiore é andato nell’ufficio dove hanno fatto l’apertura del corriere, non doveva fare niente, soltanto essere presente. Stava davanti alla finestra, ha fatto un cenno a quello che apriva la posta, che poteva cominciare e lui guardava fuori dalla finestra, i suoi pensieri volavano verso Debrecen, cosa puó fare adesso Giannina? Fra poco il soldato gli ha dato una lettera scritta con carattere finissimo – da sua moglie. L’ha aperta e si é immerso nella lettura della lettera in lingua tedesca. Anche se studiavano con grande diligenza le rispettive lingue madri, ancora era il tedesco la lingua della comunicazione fra loro. A casa é tutto in ordine, ma la piccola moglie si preoccupa, quando tornerá finalmente da lei il suo Gabriele? Il maggiore si compiaceva per lungo della lettera bellissima della sua giovane moglie, la immaginava mentre stava seduta alla scrivania nella grande casa, l’enorme mobile di rovere era uno degli ornamenti della casa; era di misure imponenti, si immaginava piuttosto un uomo robusto dietro la scrivania, non tanto sua moglie snella, bellezza mediterranea che quasi si perdeva dietro la grandissima scrivania. Tanti ricordi nella sua mente, teneva la lettera in mano ma non la leggeva piú, soltanto trasognava. Qualcuno gli ha detto ad alta voce: l’apertura della posta é finita, lui deve solo firmare e puó andare via. Presto ha messo la lettera nella tasca superiore della casacca poi é andato nella cantina. Intanto si é dimenticato del fatto che poco tempo fa aveva voluto chiedere permesso al colonnello per andare a Udine a guardare il trasporto delle armi.

Il maggiore é rimasto al fronte italiano fino a novembre 1918. Il 19 é partito con il ripiegante reggimento di fanteria nr. 3 e il 24 novembre é arrivato a Debrecen. Come comandante di battaglione finalmente é potuto stare a casa in via Péterfia, anche se le circostanze di guerra, il vento della rivoluzione, e la privazione /essere alle strette/ rendevano difficile la vita, potevano passare in tranquillitá 3-4 brevi mesi con sua moglie. Ma nei primi di aprile ha dovuto difendere la linea di demarcazione nei pressi del Királyhágó, da maggio l’hanno mandato a Brassó, dove dal 1 agosto fino al 1 dicembre é stato prigioniero in un campo di internamento rumeno. Nel campo di internamento di Brassó ha ricevuto la notizia che il 21 settembre era nata sua figlia a Debrecen chiamata „Gabriella”. Tutto questo solo in forma di notizia e messaggio.

Da Brassó é capitato nel cosídetto „campo di prigionieri rossi” di Szolnok, poi ancora in quel mese lo trasportavano al battaglione di riserva di Szeged, qui lo tenevano fino al 1 marzo 1920, soltanto dopo é seguito l’esónero dal servizio. Nel marzo di 1920 é potuto tornare a Debrecen, ma fino a luglio stava sotto „procedura penale”, soltanto da luglio si é trovato in libertá e soltanto in ottobre hanno finito il processo inquisitorio. Tutto questo era dovuto alla ripercussione del „kommün”, gli ufficiali dovevano giustificare cosa facevano durante e dopo la „dominazione” di Bela Kun. Quando é tornato nella casa in via Péterfia, non c’erano né Giannina, né la bambina. Dopo la nascita della bambina a sua moglie hanno diagnisticato la tubercolosi, la donna disperata si é lamentata ai parenti di Gorizia della sua malattia. Sua sorella maggiore di 10 anni, Poldi, sentendo, cosa é successo, é salita sul treno ed é venuta a Debrecen per la sorella e per la bimba piccolina, ha portato tutte due dai genitori. Il maggiore lo aspettava una lettera, segnalando, quanto era successo. Le circostanze di guerra rendevano impossibile per lui di seguirle, ancora meno possibile di riportarle. Il colpo piú grande é stato per lui, quando alla fine dell’anno ha ricevuto la notizia che sua moglie era morta in tubercolosi, quando sua figlia non aveva compiuto ancora un anno. Attualmente non poteva fare niente per loro, ma sua figlia prima o poi deve tornare da lui.

Il riservista Mihály non aveva una vita cosí movimentata dopo essere tornato dal fronte italiano, dopo il trasporto di munizione. Fra poco ha fatto gli studi di commerciale, ha preso il diploma che giustificava di essere perito nel commercio, poteva anche aprire un negozio. Per poterlo fare, doveva avere il capitale. Doveva aspettare di trovare una ragazza che poteva /e voleva/ sposare e che avesse una dote per poter aprire un negozio eventualmente a Szabadka, o nel suo paese di nascita.

E cosí é successo. Il maggiore alcuni anni piú tardi ha ricevuto la figlia dai parenti italiani, e l’ha fatta studiare a Debrecen, nel liceo cattolico femminile di nome Nostra Dama d’Ungheria fino agli esami di maturitá. Mihály ha sposato una ragazza di Csurog, con la sua dote ha aperto un negozio. Gli anni passavano, anche a Debrecen, anche a Bácska, poi con la nuova guerra tutto é diventato piú scuro, piú triste. I nostri eroi non si sono incontrati mai, é vero che sul fronte italiano erano non molto lontani uno dall’altro, soltanto alcuni chilometri, ma non lo immaginavano e non lo potevano sapere, che avrebbero avuto ambedue una discendenza che fra alcuni anni si sarebbero incontrati sul direttissimo Vienna – Budapest, e fondano una famiglia. Il nipote del maggiore e la figlia piú giovane del riservista hanno congiunto due famiglie, quando i loro ascendenti che erano stati al fronte italiano, erano giá morti da tanto tempo, c’era pace, e la vita sembrava senza limiti quí, nel centro d’Europa.

Budapest, il 17 marzo 2016.

Földesdy Gabriella

(Magyarról olaszra fordította: Panduláné Gazda Ildikó, lektorálta: Virágh László)

Írjon nekünk, ha a portállal vagy az oldallal kapcsolatban mondanivalója van:

Az oldalon szereplő információk, képek, publikációk és adatbázisok szerzői jogvédelem alatt állnak. © | Javasolt minimális képernyő-felbontás: 1024 x 768